L'origine delle concentrazioni commerciali risale all'epoca romana, ma il numero crebbe in seguito. Da noi si ha notizia di mercati prima della venuta di Carlo Magno.

Pianta del mercato

Antica mappa della sede del Mercato

Il Mercato di Montebelluna" ritenuto tra i più antichi della Marca Trevigiana" si può considerare risalente al decimo secolo, poiché esso era già fiorente quando, nel 1157 Federico Barbarossa aveva donato il reddito del mercato stesso al vescovo di Treviso. Il Castrum con la triplice cerchia di mura, era considerato una garanzia, sia per proteggere i coloni in tempo di guerra, che le mercanzie, le quali sulle strade e nei luoghi aperti correvano il rischi d'essere bottino di malandrini, e anche di signorotti, ai quali la nobiltà del casato non impediva di depredare i poveri viandanti.

Particolare dell'originale acciottolato di Piazza Colonna

Nel 1268, il Mercato di Montebelluna riceve dal Comune di Treviso il privilegio di fare il mercato senza pagare il dazio(Mercato Franco).Questo dipese principalmente dalla sicurezza che il -Castrum- arroccato com'era, poteva offrire.

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Antica costruzione sulla piazza del Mercato

Il mercato si svolgeva sulla piazza centrale e si spandeva sulle quattro vie salgono che fino al colle, era mensile e si teneva di domenica dentro la cerchia del castello.

Mappa Napoleonica

Gli Statuti Trevigiani hanno regolamentato le fiere e i mercati che consideravano uno dei segni più evidenti della vita agricola e industriale di un popolo e nel contempo fonte di benessere sociale ed economico. Si preoccuparono soprattutto di far pagare pene severe ai trasgressori delle loro norme. Mercanti e artigiani dovevano esercitare le loro arti senza inganno, né frode; i panettieri dovevano fare il pane ben cotto e coprirlo di panni puliti(multa 20 de' piccoli); all'oste non era ammesso di annacquare il vino (multa 100 de' piccoli);Muratori, falegnami ed altri mercenari dovevano rispettare l'orario di lavoro, sotto pena delle perdita di metà del salario. Rigide erano anche le norme dell'igiene e servivano soprattutto a proteggere i cittadini dalla peste e da altre malattie infettive. Si doveva tenere la bottega pulita, scoparla e lavarla ogni giorno , anche se molte di esse erano di legno.

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In questa casa posta sulla piazza del Mercato proprio davanti alla Colonna delle Ducali si poteva leggere
uno dei proclami in cui veniva attribuito al Mercato, il privilegio di essere sgravato dai dazi


Dal 1337 fu concesso di tenere il mercato ogni mercoledì, i mercanti arrivavano sopratutto da Treviso, Bassano, Asolo, Castelfranco, ma anche da Feltre e Belluno.

Scrive Antonio Caccianiga(1755)"nulla si poteva immaginare di più pittoresco, di più bizzarro che quella massa di bottegucce di legno munite di chiavistelli che ricordavano tutte le gradazioni nello sviluppo dell'arte e molti dei quali avrebbero potuto degnamente figurare in un museo.

Mappa Napoleonica

….Quel genere di costruzioni rappresentava l'assenza completa di ogni ordine, di ogni disciplina. Ognuno aveva fatto a suo capriccio, ognuna aveva trovato una ragione per fare in modo differente dal suo vicino, per collocarsi un po’ più innanzi od un poco più indietro tanto che apparisse.

I pittori trovano in quella ristretta cerchia una infinità di graziosi motivi e quando al mercoledì il mercato era animato dalla frequenza dei terrieri, dall'esposizione delle merci esso era un vero caleidoscopio nel quale si muovevano le figure più vivaci, e si fondevano le tinte più brillanti, i caratteri più originali".

Mappa del mercato fine '800

Verso il 1800 i tempi erano ormai cambiati; il traffico ed il commercio richiedevano più libertà di manovra e maggior speditezza di trasporto eseguito con mezzi meccanici più rapidi. D'altra parte le strutture del mercato , le strade di accesso, il selciato delle piazze, era tutto da rivedere. Il Consiglio Comunale, valutate le varie difficoltà e il grosso sforzo economico che avrebbe dovuto sopportare, il 22 maggio 1869, riunito al completo e alla inconsueta presenza di molti cittadini, delibera il trasporto del Mercato di Montebelluna dal Monte, al piano.
Gli oppositori al trasporto del mercato erano sopratutto gli abitanti di Mercato Vecchio ai quali si aggiungeva la parrocchia di Montebelluna, che dal fondo del mercato ricavava 1800 lire l'anno. Siamo ormai al culmine della crisi del vecchio mercato sul colle, ancora pochi anni e verranno smantellate le gloriose botteghe in legno . I prodotti commercializzati erano: il Burro(10.000 q.), il frumento(60.000 q.), il granturco (120.000 q.), i salumi(3.000 q.), il fieno(20.000 q.),la frutta(34.000 q.),buoi e vacche (10.000 capi ), legna (500.000 q.). Le granaglie provenivano dalla pianura; frutta, animali e burro dalla collina e dalla montagna. Il commercio che per quegli anni era sorprendente è quello del caffè, 600 q. importati, di cui 200 per il consumo interno; e poi il cuoio e le pelli, legati al nascente artigianato della calzatura.

L'11 settembre 1872 si celebrò l'inaugurazione del nuovo Mercato al piano.

mercato nuovo


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Grazie ad Anna Bellemo, Aldo Durante e Roberto Binotto, dai quali ho preso spunto e note per la realizzazione di queste righe sulla mia città.