"Le prime tracce della presenza umana nelle piane del Piave e del Sile risalgono all'età della pietra ". Così comincia la storia di Montebelluna di cui si hanno notizie da storici e da archeologi, concordi sia nelle date che nell' attribuire ai ritrovamenti archeologici, lo stesso arco di tempo.

Essi, partendo dall'età della pietra e poi del ferro, conclusero che tutte le loro cognizioni si basavano sul materiale reperito nei sepolcreti di Asolo e di Montebelluna, colmi di corredi, ricchi di bronzi forgiati, con numerose iscrizioni paleovenete. Importanti ritrovamenti di tracce abitative sono state rinvenute presso S. Raffaele.

Il più importante centro paleoveneto abitato, che poi si chiamerà Montebelluna, dovette avere un'altra denominazione e ciò si desume dall'abbondanza di reperti e più tardi dalle conferme di diplomi imperiali.

Foto tratte da" Le Tre Venezie"

Reperti visibili presso il Museo di Storia Naturale e Archeologia Villa Biagi

La prima volta che il nome Montebelluna compare nei documenti ufficiali si può considerare datato attorno all'anno 1000.

Nel 1062 è Enrico IV° che assegna a Volfango, vescovo di Treviso, la Pieve di Montebelluna, concedendole nel 1063 larghe immunità; nel 1129 è Guglielmo , avogadro del vescovo, che dà il livello - Castrum et suae pertinentieae- al comune rurale di Montebelluna, e la falcoltà di nominare gastaldi, giurati, giudici liberamente scelti. Concede inoltre al Comune di amministrare la giustizia, riservandosi la metà delle multe.

Ricostruzione grafica del Castello di Montebelluna

La comunità rurale del territorio montebellunese era: Montebelluna con i villaggi di Caerano, di Trevignano e Falzé, con i borghi di Guarda, Posmon, Visnà di sopra, Visnà di sotto e Pederiva; Biadene, Ciano, Volpago, Cornuda, Pederobba, Rovigo(Onigo), Coste Crespignaga, Casella, Giavera, Sovilla, Nervesa.

Sorta all'incrocio di importanti vie di comunicazione, si sviluppò in modo celere, grazie al mercato, al quale giungevano genti e merci dalle zone bellunesi, feltrine, trevigiane e padovane.



Villa LOREDAN VAN AXEL foto primi '900

La Rocca che s'innalzava nel mezzo del Castello di Montebelluna era grande e molto popolata. Circondata da due Gironi, uno detto della Cisterna, e l' altro del Capitano, vicino all' alta muraglia con torri scorreva una strada spaziosa, al di fuori delle mura c' erano dei fossati. Per accedervi c'erano tre porte. Dal 1200 al 1350 circa  la sorte del castello subirà più volte rovinosi attacchi uscendone spesso rovinato e anche distrutto, fu sempre ricostruito fino al colpo mortale della seconda metà del XIV secolo. A causa dei debiti della comunità, furono vendute anche le porte e i resti della cinta.

IL CASTELLER - foto 1920

La fondazione del Mercato di Montebelluna si può considerare risalente al decimo secolo, poiché esso era già fiorente quando, nel 1157 Federico Barbarossa aveva concesso il "reddito" al vescovo di Treviso. Nel 1268, il Mercato di Montebelluna riceve dal Comune di Treviso il privilegio di fare il mercato senza pagare il dazio.

Il mercato si svolgeva sulla piazza centrale e si spandeva sulle quattro vie che salgono da dolci declivi fino al colle.  

Il secolo XIV° è stato per Montebelluna e il suo mercato un grande arco di tempo in cui si è sviluppata una civiltà e una cultura non indifferente. Al tempo di Barbarossa e del vescovo Uldarico, era ritenuta la prima diocesi, sia per benessere che per moralità, era portata come esempio di saggezza.


Il Casteller come si presenta oggi.

E così tra una guerra civile e l'altra, pur essendo martoriata da parte dei daziarii e dalle truppe forestiere, Montebelluna si espanse fuori dalla cerchia del Castello e aveva cinto con alte mura le vigne e gli oliveti, fin da allora celebri per i vini bianchi dolcissimi e l'olio gustoso, che davano abbondanti guadagni.



Oggi il vigneto è la coltura più importante

Si continuò a fare "mercato", non solo , ma anche in una pausa di pace, innalzò in mezzo alla piazza delle biade, una "snella colonna", sopra un semplice basamento, di tre gradini, sormontata dalla statua della Vergine, simbolo di fede in quei tempi perduti, quasi a presidio dei deboli in quei tempi bellicosi e a difesa dei commerci.

Sulle rovine della chiesa fondata dai Battuti col titolo dell'Assunta e adibita a ospedale, nel 1491 sorge la chiesa, oggi chiamata di S.Biagio. Nel 1589 la Confraternita della Beata Vergine della Carità, detta dei Battuti, intraprende la costruzione del nuovo altar maggiore. 

In essa vi è custodita la pala della Beata Vergine, dipinta nello stesso periodo con molta probabilità da Ludovico Toeput, detto il Pozzoserrato, pittore fiammingo operante nei territorio trevigiano . Al di sotto della pala, troviamo dipinta l' inscrizione "In tempo de m.° Antonio Piveta - sindico della Scholl.a  - della B.Vergine - MDXXII".

 Ai due lati dell'altare ci sono due pilastrini, con sopra due statuette ginocchioni, un uomo e una donna, con la scritta" in corunu evangeli - matio pelicèr - in cornu epist. - massaro MDXXII ".

S.Biagio
L'antica Chiesa di San Biagio

Nel 1611 inizia la costruzione della nuova chiesa di Santa Maria in colle.

Quando alla fine del 18° secolo tramontò la Repubblica della Serenissima, la stessa fu venduta agli austriaci da Napoleone Bonaparte, anche Montebelluna con il suo Mercato passò nelle mani austriache. La comunità deliberò di rifare più agevoli le quattro strade che conducevano al Mercato, cioè quella per Biadene "Groppa", quella della Pieve"Rampera", quella per Caerano e quella per Posmon, Chiamata "Porcellera" perché in quella via si vendevano i maiali.

Nel momento in cui l'Italia si è costituita in Regno, la millenaria Montebelluna aveva il suo centro storico, lassù, a quello che oggi è Mercato Vecchio. Appoggiate al dolce declivio delle Rive erano alcune ville setteottocentesche ed alcuni palazzi già vetusti erano dentro le antiche mura del Castrum dov'erano gli uffici statali e comunali.

Il centro di Mercato Vecchio, non aveva però, le prerogative, ne le poteva pretendere a causa della sua infelice ubicazione, lontana dalle vie di grande comunicazione, per diventare il capoluogo di un vasto territorio intercomunale.

Così nel 1868 dopo varie richieste di alcuni abitanti e mercanti, i quali richiedevano la sistemazione del selciato delle strade in quanto pericoloso per il trasporto delle merci con carri, fu costituita una commissione, la quale concordò che il Mercato andava deperendo per l'abbandono in cui era lasciato. La piazza e le piazzole erano insufficienti per contenere i compratori, l'acqua e l'abbeveraggio del bestiame era scarsa e mancavano anche i servizi igienici. Per la sistemazione fu calcolato che spesa sarebbe stata enorme, e si Iniziò a prendere in considerazione la possibiltà di spostare il Mercato Franco al piano.

Il 22 maggio del 1869, il Consiglio Comunale delibera il trasporto del Mercato, dal monte al piano.

La domenica del 8 settembre 1872 si inaugurò il nuovo mercato di Montebelluna.


 Mercato Vecchio oggi, in questi terreni sono stati ritrovati reperti risalenti alla preistoria.

  




Chiesa S.biagio

palla La speranza ha radici lontane... Fare memoria del passato è costruire il futuro! E' ben triste quella comunità che non ha cura del delle sue memorie.


Torna sù

Grazie ad Anna Bellemo,Aldo Durante, Lucio De Bortoli e Roberto Binotto, dai quali ho preso spunto e note per la realizzazione di queste righe sulla mia città.